domenica 25 luglio 2010

Il vitello e la mazza frissa




Non posso più far finta di niente... da quasi quindici giorni non cucino, se non sporadicamente e secondo ricette di una semplicità disarmante. 

Solo un pollo fritto lì e una melanzana grigliata condita alla catalana là, insomma.

Il fatto è che il clima dell’isola è stato a dir poco bollente e quindi tutti abbiamo cercato di stare il più possibile a mollo in un mare con temperature da vasca da bagno, oppure di far cucinare per noi i professionisti del settore: si sono sprecate pizze e gelati! 

Poi, venerdì pomeriggio, è arrivato il maestrale, quello vero. Fantastico vento spazzacielo e spazzacaldo! 

La prima conseguenza è che mi sono scottata da capo a piedi tradita dall’impossibilità di tenere aperto qualsivoglia ombrellone o ombrellino; la seconda è che abbiamo potuto finalmente goderci una meravigliosa serata in campagna, al fresco, malgrado fosse acceso un fuoco colossale servito ad arrostire un intero vitello! 

Sì, intero. Ma non di sola carne si vive… Il piatto forte della serata, quindi, ovvero quel vitello cotto a puntino in circa dieci ore da mani espertissime, è stato preceduto da un’altra preparazione tradizionale molto appetitosa, che costituisce di per sé un piatto altrettanto… forte. 

Si tratta della mazza frissa, che, come capirete leggendo, non è cosa da preparare in casa, ma di cui vi segnalo ugualmente la ricetta, così che siate preparati nel caso vi capitasse di essere invitati ad assaggiarla.

La mazza frissa
Panna (meglio se leggermente acida) di latte di pecora, semola di grano duro, sale.
Si versa la panna in un ampio tegame tenuto sul fuoco a calore medio e si mescola continuamente per evitare che bruci, finché non bolle. 

A quel punto si unisce gradualmente la semola (circa un decimo del peso della panna) e un pizzico di sale. 

Il composto gradualmente si separa e, dopo circa quindici minuti di cottura, si ottiene un composto morbido di panna (mazza frissa) e un fondo di grasso liquido. 

La parte oleosa si conserva per ulteriori preparazioni (nessuna, ve lo assicuro, di facile digeribilità), mentre la mazza frissa si utilizza per condire la pasta, oppure per essere spalmata sul pane fresco. 

Può anche essere mescolata al miele, oppure a del formaggio fresco per gustarla su pane abbrustolito.


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