domenica 26 settembre 2010

L'Orata in montagna


Ecco l’Orata in montagna! Avrei voluto mettere più esplicite foto di impronte di pinne sulla neve (sì, neve! sono passata dalla maglietta di Merano di ieri pomeriggio all'attrezzatura da "grande freddo bianco" di stamani alla Getrum Alm a 2094 m.), ma mi accontenterò di questa immagine di un bel menù-tazebao.

Naturalmente, se non si fosse capito, sono qui per mangiare (e non solo nei rifugi…), ma anche per fare spesa (semi di papavero, farina di grano saraceno, mele disidratate…) e per imparare. Infatti ho appreso qualche bel trucchetto per dei canederli perfetti che presto metterò in pratica nella mia cucina sull’isola, spero con l’approvazione degli abitanti… 
E allora a presto!

Ah, non posso esimermi dal consigliare a chi si trovasse a passare da Merano un indirizzo interessante: Pur Südtirol, C.so Libertà-Freiheistrasse, 35 (vicino al Teatro Puccini, per intenderci), che, cito: “desidera rendere accessibile a chiunque… generi alimentari di consumo… valorizzando così coltivazioni sostenibili e sana qualità”.  

Il risultato di tanto impegno è trasportare chi entra in questo negozio luminoso e profumato in un vero e proprio orto delle meraviglie dove, vi assicuro, chiunque sia appassionato di cibo e vino come me, comprerebbe… TUTTO!

venerdì 17 settembre 2010

Marmellata di fichi


Mi sta venendo la sindrome della formichina! Da quando vivo sull’isola sono tutta presa da marmellate, conserve, raccolta di erbe da essiccare…. 
Nella grande città naturalmente non lo facevo; avevo sempre tutto a disposizione. 

Intendiamoci: non voglio dire che qui non ci siano supermercati molto ben forniti; è solo che non è possibile fare alcuni chilometri fuori città e non imbattersi in meravigliosi alberi da cui raccogliere la frutta, prati puliti dove sforbiciare erbette, rovi generosi, orti straripanti di pomodori! 

Quindi la voglia di fare qualcosa con le mie mani, partendo da materie prime tanto buone, non può che assalirmi e lasciarmi in un turbinio di barattoli, pentole, bilance, imbuti, gratelle… 

Naturalmente ieri son dovuta anche entrare nel mio negozio di casalinghi preferito: mi sono accorta che, in questa casa, non possedevo uno schiaccianoci e, con questa scusa, sono uscita con l’ennesima sporta piena di attrezzi e attrezzini fantastici!

Ma questo era per dire cosa? Ah, di nuovo fichi, rigorosamente raccolti al ciglio di una strada bellissima in mezzo a campagne coltivate in quel modo che “fa bene al cuore” e una nuova ricetta per la marmellata.

1 kg di fichi misti, verdi e neri
400 g di zucchero di canna grezzo
½ limone
2 cucchiai di aceto di mele
1 stecca di cannella lunga circa 5 cm
1 pezzetto di zenzero secco
1 fiore di anice stellato

Pulire sommariamente i fichi senza sbucciarli e porli insieme a tutti gli altri ingredienti in una pentola dal fondo pesante. 

Cuocere a fuoco bassissimo (meglio usare una retina spargifiamma e il fornello più piccolo) per circa un’ora mescolando spesso. Eliminare la cannella, il limone, l’anice stellato e lo zenzero, quindi passare la marmellata con un frullino a immersione, ma senza insistere troppo. 

Sterilizzare barattoli e coperchi e lasciarli scolare. Riempire i barattoli e lasciarli raffreddare a testa in giù.

lunedì 13 settembre 2010

More alla salvia


Io, malgrado le pinne, sono una da gite in campagna; e il bello è che non torno mai a mani vuote! 
A seconda della stagione porto a casa borragine per i ravioli, aglio selvatico per le insalate, finocchietto per paste e pesci, timo selvatico, tante foglie di alloro da far seccare, bacche di mirto, corbezzoli, fichi e, naturalmente, le more!

La settimana scorsa, una di queste bellissime gite per le campagne scoscese e selvagge dell’isola mi ha fruttato ben tre chili di more. Dopo averne mangiate a sazietà ne avanzavano così tante che ho assolutamente dovuto fare la marmellata. 

Ma, visto che non sono mai contenta e che non si vive di sole prime colazioni, ne ho voluto sperimentare anche una versione particolare, che ho pensato di abbinare ai formaggi.

1 kg circa di more di rovo fresche, mature e sode
350 g di zucchero grezzo di canna
¼ di limone (con buccia e semini)
8 foglie di salvia fresca
50 g di aceto rosso
1/2 bicchiere di vino bianco secco

Lavare velocemente le more e riunirle in una ciotola capiente, unire lo zucchero, l’aceto, il vino e le foglie di salvia tritate finissimamente. 

Lasciar riposare il tutto per circa 4 ore, quindi versare in una pentola dal fondo pesante e cuocere mescolando spesso per circa 1 ora. 

Trascorso questo tempo togliere ciò che resta del limone e passare tutto con il frullino a immersione. 

Mescolare, quindi setacciare ulteriormente il composto per eliminare il grosso dei “semini” delle more. 

Lasciar sobbollire ancora per circa 15 minuti. Preparare i barattoli a chiusura ermetica sterilizzati, riempirli e lasciarli raffreddare a testa in giù. 

lunedì 6 settembre 2010

Chutney di fichi





Va bene, lo dico: qualche giorno fa ho rubato dei fichi. Beh, diciamo che li ho presi dai rami sporgenti da un muretto che delimitava un orto di campagna abbandonato e incolto e quindi non mi sento particolarmente in colpa (un pochino sì però, anche perché, confesso, mi sono arrampicata sul muretto…). 

In ogni caso erano davvero tanti, belli, maturi, profumati. Quindi, giunta a casa, mi sono domandata come utilizzarli in qualche preparazione, non potendo consumarli tutti freschi. Allora, come faccio spesso, ho improvvisato ed è uscita fuori questa versione molto personale di un chutney.

700 g di fichi maturi
150 g di zucchero grezzo di canna,
100 g di cipolla rossa
½ bicchiere d’acqua
5 cucchiai di aceto rosso
cannella
noce moscata
rosmarino fresco

Ho lavato velocemente i fichi e li ho privati dei piccioli e del grosso della buccia, li ho aperti in quarti. 

Ho tritato grossolanamente la cipolla rossa e finemente il rosmarino, quindi ho riunito tutti gli ingredienti e li ho messi a macerare in una grande ciotola per circa due ore. 

Quindi ho trasferito in tutto il una pentola dal fondo spesso e ho lasciato cuocere per circa 40 minuti a fuoco dolce, mescolando di tanto in tanto. 

Trascorso questo tempo ho passato il tutto velocemente con un frullino a immersione e ho poi versato il composto in barattoli sterilizzati e con tappo ermetico. 

Li ho chiusi e lasciati raffreddare a testa in giù. 
Dopo due giorni il primo barattolo è stato aperto e… il contenuto è magicamente sparito nell’effimero spazio di una cena a base di buoni formaggi di pecora e misti di latte vaccino e ovino a vari gradi di stagionatura.

Un abbinamento con un buon vino? Questa volta, sull’onda della visione di un film italiano fresco e carino, ci metto un Aglianico del Vulture; un vino importante, molto particolare, ricavato da un vitigno già conosciuto dai romani, che contrasta il dolce dei fichi facendo da tramite con la pastosità dei formaggi.