domenica 30 maggio 2010

Uova e asparagi di giornata


Sabato: tappa obbligata il mercatino organizzato dalla Coldiretti. Le aziende partecipanti non sono molte, ma sono riuscita ugualmente ad andarmene con le braccia cariche di roba: ricotte e perette, uova freschissime, crema di carciofi, patate rosse, una splendida plumbago e mazzi di asparagi! 

Nelle strade del centro (finalmente chiuse al traffico, come la città meriterebbe più spesso) ieri mattina c’era anche un’infilata di bancarelle di artigiani, tra i quali un produttore di formaggi "profumatissimi" che ha calamitato in modo quasi esclusivo la mia attenzione. 

In ogni caso, guardando bancarelle e intrattenendosi con un sacco di persone conosciute (in una piccola città è inevitabile, credetemi) la mattinata è volata e quindi il pranzo richiedeva una ricetta veloce-veloce. Cosa quindi di meglio che utilizzare le leccornie appena comperate per una-ricetta-che-più-semplice-non-si-può?

Asparagi di media dimensione
uova fresche
burro
pepe nero
parmigiano grattugiato

Pulire bene gli asparagi ed eliminare la parte più legnosa del gambo cercando di tagliarli tutti della stessa lunghezza. 

Legarli con un giro di spago da cucina (o con un elastico robusto) e disporli eretti nell’aspargera con l’acqua necessaria e qualche grano di sale grosso. Se non avete l’aspargera va bene anche una normale pentola alta con il coperchio, o, se gli asparagi sono molto alti, si può usare a mo’ di coperchio una seconda pentola di uguale diametro, ma più bassa. 

Ricordate in ogni caso di mettere tanta acqua quanto serve a coprire non più di 1/5 dell’altezza degli asparagi, poiché la punta deve cuocere a vapore e non andare lessata. Comunque sia, se gli asparagi sono freschi e non troppo grossi, cuociono in 10 minuti al massimo.

A cinque minuti dalla fine della cottura sciogliere abbondante burro in un larga padella, quindi romperci le uova e cuocerle non eccessivamente (l’albume deve essere rappreso, ma non bruciato… e nemmeno “croccante”) a fuoco basso.
Scolare gli asparagi, distribuirli sui piatti individuali, insaporirli con poco pepe nero grattugiato fresco, quindi fare scivolare sulle punte uno o due uova per commensale e cospargere il tutto con parmigiano grattugiato a piacere.
Completare il tutto con un cucchiaino di burro fuso preso dalla padella e servire immediatamente.

giovedì 27 maggio 2010

Ratatouille en pâte brisée




Va bene, la dieta è ufficialmente finita. Lo sapevo che non poteva durare!

Quindi a pranzo un bella ratatouille, anzi no una torta salata, anzi no... Anzi, facciamo così, mettiamo una ratatouille (semplificata) dentro un guscio di pasta brisée e vediamo cosa succede. 



Gli ingredienti ci sono tutti, tanto vale sporcarsi le mani.

Per la pasta:
200 g di farina
100 g di burro
50 g di acqua fredda
un pizzico di sale

Setacciare la farina e versarla sul piano di lavoro formando una fontana, inserire al centro il burro morbido a pezzetti molto piccoli, quindi impastare con le dita per ottenere un insieme bricioloso. 

Sciogliere il sale nell’acqua mescolando bene finché non sia completamente sciolto, quindi unire l’acqua salata piano piano al composto di burro e farina e impastare delicatamente fino a che la pasta non prenda una consistenza elastica. 

A quel punto formare una palla, chiuderla in un foglio di pellicola trasparente e farla riposare in frigorifero per circa un’ora.

Trascorso questo tempo (durante il quale si può preparare la ratatouille) ritagliare un disco di misura adeguata alla tortiera dal rotolo della carta da forno, bagnarlo, strizzarlo e ridistenderlo. 

Stendervi sopra la pasta con il matterello, quindi inserire il tutto nella tortiera, bucherellare il fondo con una forchetta e modellare i bordi arrotolandoli leggermente.

Per la ratatouille:
zucchina
melanzana
cipolla
pomodori freschi
pomodori secchi
olio, peperoncino, aglio
alcune foglie di basilico, timo, menta freschi
sale

Mondare tutte le verdure. Ridurre la melanzana a dadini piccolissimi, disporli in un colino cosparsi di sale e lasciarli a perdere acqua. 
Affettare sottilissimamente la zucchina  con l’aiuto di una mandolina. Tagliare i pomodori freschi a cubotti e lasciarli scolare, dopo aver tolto la maggior parte dei semi.

Tritare finemente la cipolla e l’aglio con l’apposito attrezzo o con una grattugia a denti larghi, quindi farli velocemente soffriggere in olio extravergine con un pizzico di peperoncino e le erbe aromatiche tritate finemente, ma senza aggiungere assolutamente sale. 

Sciacquare e strizzare le melanzane e unirle alle cipolle, mescolare e cuocere due minuti. 

Unire le zucchine, cuocere altri due minuti, unire i pomodori freschi e cuocere mescolando altri 5 minuti al massimo. 

Aggiungere i pomodori secchi sciacquati e tagliati a striscioline il più sottili possibile e mescolare.

Versare il tutto nel guscio di pasta, livellare, salare (con parsimonia) e cuocere nel forno preriscladato a 180° per circa mezz’ora utilizzando, se possibile, la modalità “ventilato” (dapprima mettere la torta sul ripiano centrale, quindi spostarla 10 minuti sul ripiano più basso e, alla fine, 10 minuti su quello più alto).

Togliere la torta dal forno, attendere qualche minuto e sformarla aiutandosi con la carta da forno.




sabato 22 maggio 2010

Insalata tiepida di fregula e calamari





Ieri è stato di nuovo venerdì, di nuovo giorno di pesce, di nuovo giorno di calamari.

Calamari protagonisti di una semplicissima insalata tiepida che è stata apprezzata in famiglia e che conto quindi di inserire nel mio repertorio.

Calamari
pomodori rossi e maturi, ma sodi
cipolla bianca
fregula fine (circa 50 g per commensale)
brodo vegetale
olio, sale, pepe
peperoncino, menta, erba cipollina, basilico, aglio
succo di limone 

Mondare i calamari e ridurre a pezzi sia i tentacoli sia le sacche, lavare bene il tutto e lasciare riposare in un colino.

Tagliare a pezzetti i pomodori ed eliminare il grosso dei semi, affettare sottilmente la cipolla. Disporre entrambi in una insalatiera e condire con sale, pepe bianco, olio extravergine di oliva, un pizzico di peperoncino in polvere, il succo di mezzo limone, le erbe fresche tagliuzzate molto finemente. Lasciare insaporire.

Mettere a bollire del brodo di verdura (salando solo se necessario)*, quindi gettarvi la fregula fine e cuocerla per circa dieci minuti; scolarla e stenderla su un piatto in modo che si asciughi un po’ e che si intiepidisca. 

Nel frattempo, in una padella piuttosto larga, far imbiondire uno spicchio di aglio schiacciato nell’olio aromatizzato con un pizzico di peperoncino, quindi unire i calamari e farli saltare fino a ultimare la cottura (ci vorranno meno di dieci minuti), quindi toglierli dal fuoco e scolarli di tutto il liquido.

A questo punto unire i calamari all’insalata di pomodori e, a piacere, unire anche la fregula; oppure disporre su un piatto una “cupola” di fregula attorniata dall’insalata di calamari, in modo che ognuno possa servirsi delle quantità desiderate.

*se non avete brodo di verdura a disposizione, potete usare anche solo acqua, ma ricordate di aggiungere un cucchiaino di olio.

Contest di maggio: la frittata


L'Orata Spensierata partecipa al contest di maggio de La Cucina Italiana: la frittata.
La ricetta è questa qui e l'ho scelta non tanto perché sia speciale, ma perché è stato speciale il contesto in cui l'ho preparata e condivisa con gli amici.

Ecco qui di seguito il "bando" del concorso:




Contest Maggio: La Frittata!
Semplice ma gustosa, la frittata si presta a tante e diverse preparazioni, con le verdure... ma non solo!
Vediamo che cosa è in grado di inventare la vostra fantasia.
Forza, inviateci la vostra specialissima ricetta per la frittata
e vinca il migliore!
 




giovedì 20 maggio 2010

Spezzatino di pecora in rosso




Ieri mattina mi sono trovata a gestire una notevole quantità di carne di pecora che mi è stata regalata.

Poiché il regalo consta di un quarto di animale (se siete vegetariani cambiate velocemente blog e tornate quando pubblicherò una bella ricetta con le verdure…) ho a disposizione diverse tipologie di carne: bistecchine, spezzatino; ossa e carne da brodo.

Preciso che non sono esperta di ricette tradizionali con la pecora e che, quindi, sto un po' improvvisando. I puristi non se ne risentano.

Comunque, le ossa (con ancora un po’ di ciccia attaccata, ma private del grasso in eccesso) sono finite coperte di acqua, insieme a:
2 cipolle bianche
2 carote
2 coste di sedano
2 piccoli pomodori
2 foglie di alloro
2 chiodi di garofano
una spolverata di noce moscata e 
il succo di mezzo limone
a cuocere per oltre due ore a fuoco molto moderato in una bella pentolona capiente e a coperchio chiuso. Il brodo, sgrassato e filtrato lo userò per diverse preparazioni.


Nel frattempo mi sono dedicata allo spezzatino.



Ho usato:
carne di pecora tagliata a pezzi di medie dimensioni
pomodori freschi
pomodori pelati in scatola
pomodori secchi
sedano
carota
cipolla
aglio
rosmarino, timo, alloro
peperoncino
sale
vino bianco
olio extravergine di oliva
per servire: pane carasau

Ho controllato che sulla carne non ci fosse troppo grasso, perché il grasso della pecora, piuttosto che insaporire il piatto, rischia di farlo diventare indigesto.

Ho tritato finemente con il tritatutto a mano il sedano, la carota, la cipolla e un paio di spicchi d’aglio e ho tagliato a piccoli pezzi i pomodori secchi, senza sciacquarli. 

Ho mondato i pomodori freschi e li ho tagliati a pezzi, cercando di eliminare la maggior parte dei semi. 
In una casseruola antiaderente piuttosto larga e dotata di coperchio a tenuta ermetica ho fatto brevemente soffriggere il trito di verdure in olio, quindi ho unito la carne e l’ho fatta saltare un paio di minuti, fino a che non si sono ben chiusi i pori; poi ho bagnato con un mezzo bicchiere di vino bianco, che ho lasciato evaporare. 

Quindi ho unito i pomodori freschi e, di seguito, i pomodori pelati; ho mescolato bene il tutto, cercando di rompere con il cucchiaio di legno i pomodori pelati; ho aggiunto le erbe aromatiche e il peperoncino, quindi ho abbassato la fiamma.
Ho chiuso bene la pentola e ho lasciato cuocere a fuoco bassissimo per circa un’ora e mezza, controllando di tanto in tanto, ma senza mai aggiungere acqua (in caso di emergenza avevo pensato di unire del brodo, meglio se di pecora, ovviamente). 

A questo punto ho assaggiato e controllato la cottura della carne; ho trovato che non fosse necessario salare, ma ho messo ancora un pizzico di peperoncino. 
 
Poi ho sistemato su ogni piatto alcuni pezzi di pane carasau e ci ho versato un mestolo di spezzatino e sughetto lasciando che il pane si ammorbidisse un pochino, quindi ho servito. Ho portato in tavola il resto della carne in una grande scodella rustica, in modo che, chi lo desiderasse, potesse servirsi ancora. 

È avanzata solo una minuscola ciotola di sugo…


domenica 16 maggio 2010

In attesa dell'Anticiclone delle Azzorre




Stabilito che l’Anticiclone delle Azzorre del 2010 è il più ritardatario del decennio e preso atto che qualsiasi danza propiziatoria rimane inascoltata, l’Orata ha deciso di fare l’indifferente, nella speranza che questa strategia paghi e il sole si faccia finalmente vedere.


Quindi oggi passeggiata sulla spiaggia deserta (poco più di dieci gradi, vento da stracciare le pinne…) e poi una sorta di “lunchnner” con la più classica e succulenta delle paste: quella ai ricci


venerdì 14 maggio 2010

Insalata di cus cus; ovvero la danza del sole dell'Orata


Personalmente di questo cielo così poco comprensivo delle esigenze di sole e mare di una povera Orata pallida sono un po’ stufa! 

E allora, almeno in cucina, ho deciso di far entrare un po’ di estate, producendomi in una insalata fredda di cus cus semplicissima da preparare e di buon auspicio (speriamo) per l’arrivo del caldo. 

Io ho usato l'ottimo cus cus integrale dalla Palestina, acquistabile presso i negozi dell’Altro Mercato, perché preparato in insalata risulta più consistente e meno “stopposo”, richiedendo così meno olio per condirlo a dovere; ma anche del normale cus cus acquistato al supermercato può andare bene. 

Cus cus precotto 
pomodori rossi maturi da insalata 
cetriolo 
cipolla bianca o cipollotto 
sedano 
sale
pepe
peperoncino 
olio extravergine di oliva
succo di limone 
menta fresca 

Mondare il cetriolo, tagliarlo a dadini piuttosto piccoli, cospargerlo di sale e metterlo a perdere acqua in un colino. Mondare i pomodori, ridurli a tocchetti e lasciarli scolare (senza salarli). 

Mondare il cipollotto (o la cipolla) e affettarlo molto sottilmente. 
Mondare un gambo di sedano (piuttosto piccolo) e ridurlo a minuscola dadolata. 

Preparare una citronette emulsionando olio, sale, pepe, poco peperoncino in polvere, succo di limone filtrato e foglie di menta a piacere. 

Pesare il cus cus (circa 70 g a persona se si prevede di preparare un piatto unico, meno se si vuole utilizzare questa preparazione come contorno) e pesare uguale quantità di acqua*. 

Mettere a bollire l’acqua con un poco di olio, un piccolo pezzetto di burro e pochi grani di sale grosso; versarvi il cus cus, sobbollire per un minuto, quindi spegnere e lasciare che si gonfi a pentola coperta. 

Dopo circa 10, 15 minuti versare il cus cus su un piatto e sgranarlo accuratamente con una forchetta lasciandolo raffreddare quasi completamente, quindi riunirlo in una grande ciotola con tutte le verdure (il cetriolo va sciacquato e strizzato prima di usarlo) e condirlo con la citronette

Quando sarà completamente freddo e i sapori saranno ben compenetrati, condire con un altro po’ di olio e servire. Se vi piace potete insaporire l’insalata con prezzemolo fresco tritato finemente. 

* In molti libri di cucina si consiglia di misurare non il peso, ma il volume del cereale (bulghur, cus cus o riso) da utilizzare e calcolare per la cottura ugual volume di acqua: (1 tazza di prodotto = 1 tazza di acqua). Naturalmente è un metodo che si può usare con la pratica, dopo aver stabilito esattamente quale tazza usare in corrispondenza degli appetiti della famiglia…
 

mercoledì 12 maggio 2010

Tè marocchino alla menta (marocchina)




Sono da moltissimi anni un’appassionata coltivatrice di erbe aromatiche: nei vasi su davanzali e terrazzino e anche in giardino si sono alternati rosmarini, timi e salvie di ogni tipo, aneto, ruta, l’immancabile basilico, dragoncello, nepetella, maggiorana, melissa, erba luisa, elicriso, origano, erba cipollina, mirto, menta, mentuccia, menta romana, menta bergamotta…

Alcune sopravvivevano agli inverni milanesi, altre no (non per le temperature, seppure rigide, ma per l’inquinamento, ovviamente). Più che altro no, devo dire… altrimenti perché se ne sarebbero alternate così tante? 

In ogni caso ritengo le erbe aromatiche indispensabili alla buona cucina e, pur amando molto anche i fiori, non posso che rimanere estasiata a guardare quei bellissimi orti e giardini che riservano un angolo alle erbe aromatiche. 

Da quando vivo sull'isola, comunque, coltivare le erbe è assai più facile: il balcone pullula di vasi e vasetti, alcuni anche allegramente dipinti, dove ho piantato un sacco di erbe buonissime; in particolare sono molto orgogliosa della mia menta marocchina, che uso per preparare un ottimo tè, seguendo la ricetta di un libro sulla cucina del Medio Oriente che è diventato la mia bibbia culinaria per la cucina “degli altri”.

Indico le dosi per sei bicchieri:
2 cucchiaini di tè verde
una manciata di foglie di menta fresca
170 g circa di zucchero
1 litro di acqua 
(usate di preferenza acqua minerale naturale leggera, piuttosto che acqua del rubinetto)

Portare l’acqua al punto di bollore e scaldare la teiera riempiendola più volte con acqua calda dal rubinetto e svuotandola completamente. 

Mettere le foglie di tè e alcune foglie di menta nella teiera così preparata, versarvi un po’ dell’acqua fatta bollire e lasciar infondere mezzo minuto, quindi gettare l’acqua, ma conservare le foglie di menta e di tè. 

Unire ora il resto della menta, tutto il resto dell’acqua, tutto lo zucchero e lasciare in infusione circa 5, massimo 8 minuti.
Eliminare le menta, mescolare bene più volte, quindi servire facendo cadere il tè, come tradizione, da una certa altezza dal beccuccio della teiera direttamente in bicchieri di vetro. 

Se necessario aggiungere altro zucchero, infatti spesso la menta ha un sapore che tende a diventare amarognolo (anche per questo è meglio non prolungare l’infusione oltre gli otto minuti).

Se siete abili nell’operazione di servizio le foglie di tè e menta non cadranno nei bicchieri, in caso contrario (secondo me è meglio non rischiare…) ricordate di usare un colino o una teiera del tipo con il filtro incorporato nel beccuccio.

Se volete informazioni sulle erbe consiglio di nuovo questo sito interessante:

lunedì 10 maggio 2010

Fragole e biscottos


Mi sa che l’ho già detto: le fragole mi piacciono molto. Quando sono buone le prediligo così, senza nulla, in purezza, ma capita anche di trovare delle fragole non troppo saporite, oppure che in un paio di giorni si rivelano già troppo mature per essere consumate al naturale. 
Esattamente quello che è capitato oggi a me... 

Poiché non amo le macedonie, ho cercato un modo per prepararle che salvasse la situazione senza troppo sforzo. 

Fragole 
zucchero 
acqua 
succo di limone 
alcuni rametti di timo fresco 
acqua di fiori d’arancio (facoltativa) 
biscottos (o savoiardi) 

Sos biscottos sono quei morbidissimi dolci sardi che sono la versione isolana dei savoiardi piemontesi. Se fatti in casa sono semplicemente fantastici; quindi, se desiderate fare l’esperimento, trovate qui una ricetta seria quanto (forse…) semplice. 

In ogni caso se ne trovano di ottimi sia in pasticceria, sia presso piccoli laboratori e, ovviamente, più freschi sono meglio è. 

Detto questo, disponete i vostri biscottos in un piatto da portata o su piattini individuali e mondate le fragole. 

Mescolate in un pentolino zucchero con acqua, aggiungete i rametti di timo fresco e il succo di un mezzo limone quindi preparate uno sciroppo sempre mescolando su fuoco molto dolce facendo sciogliere completamente lo zucchero. 

Lasciate raffreddare lo sciroppo in modo che il timo lo aromatizzi per bene, quindi rimettete sul fuoco, fate riscaldare e aggiungete le fragole a pezzetti. 

Cuocete una decina di minuti mescolando continuamente. Togliete il pentolino dal fuoco, eliminate i rametti di timo e, se vi piace, unite qualche goccia di acqua di fiori d’arancio. 

Lasciate raffreddare una decina di minuti, quindi versate la composta di fragole sui biscottos e lasciateli insaporire per un poco prima di servirli. 

Questo dolce può essere completato con un ciuffo (ma proprio un ciuffetto e senza zucchero!) di panna fresca montata. 

venerdì 7 maggio 2010

Calamari piccantini con patate e pomodori




Venerdì, mercato, banco del pesce. 
Scegliamo le seppie da fare con la fregula e poi i calamari, che mi consigliano di cucinare in umido con le patate.

Ma, chissà perché, io associo il sapore di cefalopodi e molluschi con il pomodoro, il peperoncino, l’aglio...

  Calamari
patate
pomodori secchi
aglio
olio extravergine di oliva
sale, peperoncino in polvere
timo, prezzemolo tritato








Far rinvenire i pomodori secchi in acqua tiepida. 

Nel frattempo pulire i calamari separando i tentacoli dalle sacche. 

I tentacoli andranno fatti a pezzetti molto piccoli, mentre le sacche a striscioline. 

Sbucciare le patate e tagliarle a fette né troppo sottili, né troppo spesse. 
Schiacciare un paio di spicchi di aglio.
In una padella ampia far scaldare un poco di olio con alcune foglioline di timo, unire l’aglio e farlo imbiondire, quindi unire le patate e farle saltare per un paio di minuti, poi unire i tentacoli, bagnare con un po’ d’acqua, incoperchiare e lasciar cuocere per una decina di minuti. 

Controllare di tanto in tanto la cottura, aggiungendo acqua se necessario. Sciacquare bene i pomodori secchi e tagliarli a pezzetti non troppo piccoli, quindi unirli alle patate. 

Salare solo lo stretto necessario (assaggiando…) e aggiungere peperoncino in polvere.
Mescolare, unire anche le striscioline di calamaro e cuocere non più di dieci minuti mescolando di tanto in tanto. Togliere dal fuoco, cospargere di prezzemolo tritato e servire.

Se non avete a disposizione i pomodori secchi vanno bene anche pomodori ciliegini freschi; tagliateli in quattro pezzi, togliete i semi, salateli leggermente e lasciateli a perdere acqua in un colino per un quarto d’ora prima di usarli, poi sciacquate via il sale. 


giovedì 6 maggio 2010

Ancora fave e pecorino (ovvero gli spaghetti di oggi)




Ieri finalmente ho trovato nella cassetta della posta il numero di maggio de La Cucina Italiana

Comprandola in edicola rischiavo di perdermi dei numeri, perché qui arriva col contagocce; in abbonamento mi arriva in super-ritardo, ma non ci posso rinunciare: la seguo dal 1989 e ogni mese ci trovo qualcosa di bello e interessante! 

In ogni caso su questo numero c’è un servizio sui condimenti per la pasta che si preparano col mortaio (pesto, salsa di noci…) e da qui ho tratto ispirazione per il sugo che ho preparato oggi.


Fave
pecorino 
cipolla bionda
yogurt intero naturale
aglio
pepe
olio extravergine di oliva
menta fresca
spaghetti alla chitarra (o altra pasta lunga)

Mondare le fave. Grattugiare del pecorino non troppo stagionato; meglio farlo a mano, con una grattugia a buchi larghi, così da non “impastare“ il formaggio. 

Tritare finemente la cipolla bionda e affettare l’aglio (o lasciare lo spicchio intero, se si preferisce toglierlo). 

Tritare anche le fave con un tritatutto a mano o con la mezzaluna. 

In una pentolina a bordi alti far soffriggere brevemente la cipolla e l’aglio con l’olio, unire poi le fave e lasciar stufare aggiungendo le foglie di menta spezzettate con le mani e un poco di acqua.

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata. Un minuto prima del termine della cottura unire alle fave sia il formaggio grattugiato, sia un paio di cucchiai di yogurt e mescolare bene. 

Scolate la pasta al dente conservando un paio di cucchiai di acqua di cottura, versarla nella pentola insieme alle fave (con l’acqua conservata) e mantecare bene tenendo la pentola su fuoco dolcissimo fino a che il sugo non abbia avvolto bene la pasta. Terminare con un po' di pepe bianco e servire immediatamente.

mercoledì 5 maggio 2010

Le zucchine piene di briciole


Il mio oramai famoso ortolano-a-chilometri-zero da qualche settimana è uccel di bosco! 

Il baracchino è chiuso e io sono senza le sue meravigliose verdure! Non che qui sia difficile trovare della verdura buona e saporita un po’ ovunque, ma alla sua mi ero affezionata e mi manca tanto… 

Spero che riapra questa settimana, come mi hanno assicurato un po’ di persone cui ho domandato informazioni. Ieri ho dovuto ripiegare sul negozio sotto casa e, in un attimo di distrazione, mi sono trovata con delle zucchine enormi e poco pratiche in cucina e con mezzo chilo di pomodorini ciliegia decisamente troppo maturi! Vabè, colpa mia che mi son fidata. 

Quindi a pranzo urgeva trovare una collocazione adeguata alle zucchinone e ai pomodori troppo maturi: rapida consultazione con il contenuto del frigorifero e ho cucinato questo.

Zucchine grandi 
pane raffermo 
pomodori maturi 
cipolla rossa 
pancetta o guanciale 
pinoli 
capperi 
timo, origano, maggiorana, menta e mirto freschi 
olio, sale, pepe, peperoncino 

Rompere il pane raffermo per ottenere delle briciole grossolane ma non troppo grandi, disporle sulla placca del forno rivestita con un foglio di alluminio, oliarle leggermente e farle tostare sotto il grill per qualche minuto insieme ai pinoli. 

Mondare le zucchine, tagliarle in due per il lungo (o, se preferite, in tronchetti) e rimuovere la polpa dapprima con il coltello, poi con un cucchiaino, in modo da lasciare intatte le pareti, e conservarla. 

Disporre le zucchine svuotate in uno scolapasta e cospargerle di sale in modo che perdano acqua. Togliere le briciole dalla placca del forno e tenerle da parte. 

Tagliare i pomodori in piccoli pezzi cercando di eliminare più semi possibile; tritare grossolanamente la polpa di zucchina cercando di togliere anche da questa i semi più grandi e mettere il tutto a scolare in un colino. 

Mondare e tritare la cipolla rossa, tagliare a dadini il guanciale e far soffriggere leggermente il tutto in una padella con un po’ di olio, unire poi i capperi tritati (sciacquati molto bene dal sale di conserva), le erbe tritate o spezzettate a mano, il peperoncino in polvere, poco pepe. 

A questo punto unire sia i pomodori sia la polpa di zucchina e lasciar cuocere a fuoco bassissimo senza aggiungere alcun liquido. 

Lavare per bene le barchette (o i tronchetti) di zucchina per eliminare il sale, quindi disporle sulla griglia del forno rivestita di alluminio, oliarle solo leggermente e metterle a cuocere, vuote, per circa 10 minuti in posizione centrale a 170°/180°. 

Trascorso questo tempo sia le zucchine, sia il ripieno saranno quasi cotti, quindi estrarre le zucchine dal forno, riempirle con il ripieno, cospargerle con il trito di pane e pinoli e rimetterle in forno per altri 10, massimo 15 minuti. 

Volendo potete sostituire il trito di briciole e pinoli con una fetta di formaggio. Inoltre tutte le erbe utilizzate possono essere degnamente sostituite dal solo basilico, ma solo in piena estate, quando sarà al massimo del suo profumo. 

sabato 1 maggio 2010

La frittata di patate del primo maggio




Com’è andato il vostro pic-nic del primo maggio? Visto che qui nell'isola manca il sottobosco dove raccogliere i tradizionali mughetti, l’Orata è finita sotto una bellissima quercia da sughero, davanti a una vivace tovaglia stesa sull’erba, circondata da ottimi amici e da tanti asfodeli in un perfetto silenzio bucolico. 

Il tutto organizzato a tempo di record la sera prima…, quindi con quello che ognuno ha trovato nel frigorifero! Il mio incarico era preparare una scodella di tzatziki (che tutti amano molto) e una classica frittata di patate.


Uova
patate
cipolla bianca
rosmarino, alloro
sale, pepe, aceto bianco
latte, olio, burro

Sbucciare la patate e ridurle a dadini piuttosto piccoli, quindi sbollentarle in acqua acidulata con un poco di aceto bianco e aromatizzata con alcuni aghi di rosmarino e una foglia di alloro (che poi andranno eliminati). 

Mondare della cipolla bianca, tritarla grossolanamente e montare con le fruste elettriche le uova intere con poco latte freddo. 

In una teglia che vada sia sui fornelli sia in forno, far sciogliere una noce di burro, unire un poco di olio, le cipolle, del rosmarino fresco tritato finemente e far rosolare. 

Scolare i dadini di patata, quindi unirli al soffritto e far rosolare ancora per qualche minuto, quindi salare e pepare leggermente. 

Togliere dal fuoco, unire l’uovo battuto, unire alcuni piccoli fiocchi di burro, quindi infornare sul ripiano centrale del forno fino a che la frittata non si sarà rassodata, poi trasferirla per pochi minuti sotto il grill. 

Sfornare, tagliare la frittata a pezzettoni e lasciarla raffreddare.

Per praticità io ho usato una teglia rettangolare così che fosse più facile tagliare dei pezzi regolari, che si potessero gestire anche senza forchetta e coltello. E ho calcolato un uovo e una piccola patata a testa. 

La quantità di cipolla e di rosmarino dipendono dal gusto personale, ma, secondo me, il rosmarino si deve sentire.