giovedì 19 novembre 2020

Torta di nocciole e cioccolato (senza farina e senza burro nell'impasto)

 

Questa torta, esteticamente parlando, è un disastro. Penso che potrei rifarla (altre) dieci volte e sarebbe lo stesso. Non c’è verso: viene così. Si “screpola” in superficie e, quando si raffredda, la leggerissima crosta esterna si rompe rivelando l’interno morbidissimo e umido.

 

Personalmente non ho inclinazione alla ricerca della perfezione. Mai avuta da giovane, figuriamoci ora! Quindi, visto che è facilissima da fare, richiede pochi ingredienti (ma di qualità sopraffina) e sparisce come neve al sole non appena la si taglia e la si offre, io direi che possiamo accettarla così com’è: imperfetta-con-personalità. E decisamente poco fotogenica.

 

La ricetta viene da un libro molto carino che si chiama Hazana. La cucina ebraica vegetariana. Somiglia moltissimo a una torta che faccio da trent’anni, che prevede le mandorle anziché le nocciole, ma che, in più, ha una certa quantità di burro tra gli ingredienti. Entrambe buonissime. La ricetta del libro prevede zucchero bianco e io ho usato quello di canna e prevede poi di versare sulla torta una glassa al cioccolato. A me pare un po’ troppo. Certo, molto probabilmente ne migliora l’aspetto, ma il gusto non direi. Quindi ve la trasmetto così.

 

Torta di nocciole e cioccolato – per una tortiera da 22 centimetri

 

150 g di nocciole sgusciate di ottima qualità

150 g di zucchero di canna 

125 g di cioccolato fondente (almeno 70% di cacao) 

4 uova freschissime 

un pizzico di sale

aceto di mele (per montare gli albumi)

burro e farina per la tortiera

 

Torta di nocciole e cioccolato

 

Tostare le nocciole ben distese su un foglio di cartaforno sistemata sulla placca del forno a 180°. Massima attenzione: devono tostarsi e assolutamente non bruciarsi! Eliminare per bene tutta la pellicina strofinandole con un canovaccio. 

 

Lasciarle raffreddare e poi tritarle nel mixer per ridurle in farina. Azionare il mixer a scatti per evitare che le nocciole si surriscaldino.  

 

Dividere le uova: porre 3 tuorli e 1 uovo intero in una ciotola capiente e 3 albumi in un contenitore alto e stretto. Dividere lo zucchero in due; versarne 100 g nella ciotola con i tuorli e l’uovo e tenerne 50 g da parte.

 

Iniziare a montare uova e zucchero con una frusta elettrica fino a ottenere un composto molto gonfio, spumoso, quasi bianco. Durante il procedimento aggiungere un pizzico di sale.

 

Nel frattempo lasciare che il cioccolato si sciolga dolcemente in una ciotola a bagnomaria e si intiepidisca.

 

Versare il cioccolato nel composto di uova e mescolare dolcemente. Aggiungere la farina di nocciole e mescolare ancora delicatamente.

 

Aggiungere mezzo cucchiaino di aceto di mele agli albumi e iniziare a montarli. Quando cominceranno a diventare bianchi e soffici aggiungere pian piano lo zucchero senza mai smettere di montare. Si deve ottenere una meringa soda.

 

Aggiungerla a cucchiaiate al composto di uova e cioccolato mescolando dall’alto al basso con movimenti lenti e delicati.

 

Versare il tutto in una tortiera apribile spennellata di burro (o olio, se desiderate mantenere la torta completamente vegetariana) e leggermente infarinata (se non volete usare farina potere usare zucchero a velo, o cacao in polvere).

 

Cuocere sul ripiano centrale del forno a 180° per circa 40 minuti. Attendere almeno dieci minuti per estrarla dal forno e che sia fredda per toglierla dallo stampo.


venerdì 6 novembre 2020

Biscotti rustici alle tre farine


Serve pochissimo zucchero per questi biscotti, perché la farina di castagne che contengono, mischiata a quella di canapa e a quella integrale di grano tenero, è già naturalmente dolce.

 

La farina di castagne (se ben conservata) mantiene le medesime proprietà del frutto secco: è ricca di vitamine e minerali come calcio, ferro, fosforo, potassio, sodio, vitamina B1 o tiamina, B2 o riboflavina, B3 o niacina; può essere considerata addirittura un ricostituente ed è adatta sia per ricette dolci sia salate, sia per fare il pane (insieme ad altre farine, però, essendo priva di glutine). Di contro è un alimento decisamente calorico, quindi poco indicato per chi deve tenere sotto controllo il proprio peso per questioni di salute.

 

Ma qui viene in aiuto la farina di canapa, che, invece, è – a parità di peso – molto meno calorica di quasi tutte le altre farine! E, a sua volta, contiene fibre, ferro, magnesio, potassio e zinco, vitamina E, omega 3 e omega 6. Ha inoltre un basso indice glicemico, visto lo scarso contenuto di carboidrati.

 

Ammetto che non ho pensato un granché a questi “dettagli” mentre rovistavo nel mio armadietto delle farine… ero solo alla ricerca di un sapore diverso dal solito. Il gusto di castagna che la farina mantiene e quello che ricorda la nocciola tipico della farina di canapa erano perfetti per confezionare dei biscotti di frolla un po’ rustici adatti alla stagione autunnale.  

 

Rustici e semplicissimi da fare.

 

 



250 g di farina integrale di grano tenero

125 g di burro fresco

60 g di zucchero di canna

50 g di farina di castagne

50 g di farina di canapa

1 uovo

1 pizzico di sale

 

Mescolare tra loro le farine e setacciarle una prima volta.

 

In una ciotola lavorare il burro morbido con lo zucchero con una spatola di silicone fino a ottenere una pomata. Aggiungere il sale e l’uovo e fare in modo che venga completamente assorbito.

 

Aggiungere il mix di farine un paio di cucchiai per volta setacciandole una seconda volta.

 

Utilizzare la spatola finché possibile, poi impastare con le mani. In ultimo lavorare brevemente l’impasto su un piano di marmo (o comunque freddo). Formare una palla, avvolgerla in pellicola per alimenti o in un telo e conservare in frigorifero per alcune ore o tutta la notte.

 

Riscaldare il forno e portarlo a 180° in modalità ventilato.

 

Stendere l’impasto con il matterello allo spessore di almeno 5 millimetri e ritagliare i biscotti della forma preferita (comunque non troppo grandi: quelli nella foto sono di 5 centimetri di diametro).

 


Stendere i biscotti sulla placca del forno rivestita di cartaforno o su un tappetino di silicone specifico per la cottura in forno.

 

Cuocere sul ripiano centrale per 18 minuti circa. I biscotti sono molto scuri, quindi per controllare la cottura tenete sotto controllo i bordi: non devono rischiare di bruciarsi.

 

 

 

 

 

 

 


lunedì 2 novembre 2020

Con i papassini posso farcela! E sono anni che ci provo...

 

 
Con i papassini posso farcela! E sono anni che ci provo...
 
Soprattutto se seguo la ricetta che, dopo scaramucce, tavole rotonde, compromessi e patti di non-belligeranza, il bravissimo cuoco Gianfranco Pinna e io abbiamo stabilito fosse la migliore (equilibrata, "tradizionale" il giusto) da proporre durante il corso Dolci in trasformazione che abbiamo tenuto due anni fa.
 
Quindi... ricapitolando: questa non è LA ricetta dei papassini, ma è la NOSTRA ricetta migliore (fin a ora) per i papassini. Che, per altro, così vengono buonissimi.
 

500 g di semola rimacinata fine
170 g di zucchero semolato*
150 g di strutto
100 g di mandorle sgusciate e pelate
100 g di gherigli di noce
100 g di uvetta sultanina
10 g di anice stellato in polvere
8 g circa di lievito per dolci
liquore di anice (facoltativo)
 
L’uvetta va ammollata con acqua e liquore di anice (se piace) per un’ora almeno. Le mandorle e le noci vanno sminuzzate con un coltello pesante e fatte tostare allargate sulla placca del forno rivestita di carta forno.
 
Mischiare la semola con lo zucchero, unire l’anice stellato, il lievito, lo strutto, poi la frutta secca e l’uvetta sciacquata e strizzata. 
 

Impastare, formare un panetto allungato, appiattirlo, tagliarlo a fette di sbieco. 
 
Disporre i biscotti sulla placca del forno rivestita di carta forno e cuocerli a 180° modalità ventilato per circa 20 minuti (controllare sempre).
 
* lo zucchero va bene anche di canna!

 

mercoledì 21 ottobre 2020

Gnocchi di zucca e patate; ricetta autunnale

 

Vi siete procurati una bella zucca? Bene.
Allora oggi gnocchi di zucca e patate.

Cosa serve? Innanzitutto occhio.
Eh sì, perché in genere per gli gnocchi - e in particolare per questi con la zucca - scrivere un ricetta con quantità precise è impossibile.

Molto dipende dalla patate, dalla loro umidità e "farinosità" (vecchie o quasi-vecchie, mai novelle; bianche, gialle o viola non importa). E poi dalla zucca: dalla qualità, umidità e via dicendo*... 

E dipende anche dai gusti: più zucca uguale sapore più dolce, più morbidezza; più patate uguale gusto più tradizionale. E, naturalmente, anche la farina vuole la sua parte: di grano tenero sì, ma i tipi sono tanti. Meglio evitare la 00 e usarne una più forte e meno raffinata: se macinata a pietra di certo darà una consistenza migliore.

 



Comunque, per gli gnocchi di zucca e patate servono:

  • patate lessate con la buccia in acqua non salata, sbucciate e passate con lo sciacciapatate
  • zucca mondata, sbucciata e cotta al forno senza sale né altro, quindi schiacciata con una forchetta
  • uovo
  • sale

Per condire: burro e salvia ed, eventualmente, formaggio grattugiato. Ma anche funghi, o dadini di pancetta croccante, o lamelle di mandorle tostate...

* volete saperne di più sui tipi di zucca e le loro qualità? Sul mese di novembre della newsletter dell'Orata troverete un articolo in merito. Volete riceverla? scrivetemi! 

 

venerdì 16 ottobre 2020

Da un vecchio libro: crostata di mele all'alsaziana

 

Ricetta autunnale, perché la torta di mele non si rifiuta mai (se è buona, ovvio!), ma a ottobre proprio non se ne può fare a meno. Se fuori piove e le giornate si accorciano tanto che nemmeno il vostro cane ha voglia di uscire, l’unico rimedio è infornare.

 

Questa è una ricetta presa da un libro illustrato di grande formato piuttosto datato (1989), ma che mi piace ancora sfogliare: Francia e la sua grande cucina di Elisabeth Marianne Scotto, edito da Rizzoli. 

È presentata come Crostata all’alsaziana insieme a molte altre ricette di dolci regionali, forse leggermente rivisitate ma interessanti e, tutto sommato, facilmente riproducibili.

 

Questa torta in particolare è tra le più semplice da fare e davvero buona: molte mele, una pasta frolla delicata, non neutra ma dolce, e una crema a base di panna che la rende irresistibile. La panna può essere felicemente sostituita dal mix di ingredienti che indico nella lista. Lo zucchero previsto è quello bianco semolato, ma io utilizzo quello di canna con buon successo. La cannella, poi, è facoltativa: io non ne vado matta e quindi non la aggiungo, ma ammetto che ci può stare benissimo.

 

Gli ingredienti indicati per la pasta frolla sono… “in abbondanza” per questa torta, ma, è risaputo, è davvero difficile impastare meno di 500 grammi! I modi per utilizzare l’eccesso non mancano. 

 


Per una crostata da 26 centimetri:

 

300 g circa di pasta frolla

500 g circa di mele dolci

4 tuorli

90 g di zucchero (di canna)

200 g di panna fresca 

(sostituiti con un mix di: 100 ml di latte intero; 30 g di burro fuso; 30 g di yogurt intero; 30 g di ricotta cremosa di vacca o di mascarpone)

cannella in polvere (facoltativa)

 

per la pasta frolla:

 

250 g di farina grano tenero

125 g di burro fresco

90 g di zucchero (di canna)

1 uovo intero

2 pizzichi di sale

 

Preparare in anticipo la pasta frolla. Dati gli ingredienti, come dicevamo, ne otterrete un po’ di più di quella che serve per la ricetta; potete conservarla in freezer, oppure fare l’indomani una seconda torta mignon (utilizzando ingredienti in proporzione), oppure ritagliare al volo dei biscotti con gli stampini preferiti da cuocere contemporaneamente alla crostata.

 

La pasta deve riposare almeno due ore, meglio se per una notte intera. In una ciotola capiente lavorare il burro e lo zucchero con una spatola di silicone fino a ottenere la consistenza di una pomata. Aggiungere l’uovo e il sale e amalgamare bene. Aggiungere poi la farina poco per volta, setacciandola accuratamente. Terminare la lavorazione sul piano di lavoro (possibilmente di marmo, comunque freddo) impastando brevemente a mano. Formare una palla, avvolgerla in pellicola da cucina o in un telo e riporla in frigorifero.

 

Al momento di preparare la crostata accendere il forno e portarlo a 200° in modalità ventilata.

 

Imburrare e infarinare uno stampo da crostata da 26 centimetri. Stendere la pasta a circa 5 millimetri di spessore e rivestirne bene fondo e bordi ritagliando gli eccessi. Bucherellare tutta la superficie con una forchetta per evitare che si gonfi in cottura.

 

Mondare e sbucciare le mele, tagliare ognuna in 8 spicchi e disporli nel guscio di pasta frolla senza lasciare spazi. Infornare sul ripiano centrale per 15 minuti.

 

Nel frattempo montare con una frusta a mano i tuorli con lo zucchero fino ad avere un composto gonfio e chiaro. Se la usate, aggiungete ora una spolverata di cannella. Se avete optato per la versione con la panna, aggiungetela senza montarla, né batterla e mescolate bene. Altrimenti passate velocemente con un frullino a immersione il latte insieme a burro fuso, yogurt e ricotta (o mascarpone) e aggiungeteli al composto di uova mescolando molto bene. 

 


Estrarre la frolla con le mele dal forno, versarvi con attenzione e uniformemente la crema ottenuta e rimettere subito in forno per 30 minuti, sempre sul ripiano centrale, a 190°.

 

Sfornare e attendere almeno mezz’ora (meglio un'ora se ce la fate...) prima di tagliare.

 

 

martedì 6 ottobre 2020

Risotto con zucchine e nocciole

 

Uno dei libri di cucina che consulto più frequentemente – anche solo per il piacere di leggere – è La grande enciclopedia della gastronomia di Marco Guarnaschelli Gotti. C’è tutto! Informazioni su praticamente qualsiasi alimento, ricetta tradizionale, ingrediente esotico o nostrano.

 

Alla voce risotto, il Nostro non solo parla diffusamente di quale tipo di riso è più adatto alla preparazione, ma distingue tra le varie scuole: la veneta, la lombarda, quella internazionale, tradizionale o innovativa. Parla poi del fatto che il metodo di cottura “a risotto” si è esteso anche ad altri piatti, anche non di riso. Infine individua il maggior problema per la riuscita di un buon risotto nella capacità del cuoco di azzeccare la perfetta cottura calcolando anche l’intervallo tra lo spegnimento dei fornelli e l’arrivo in tavola del piatto, che dev’essere ben caldo.

 

E poi le verdure aromatiche devono appassire, non colorirsi; le eventuali verdure aggiunte alla ricetta come ingrediente caratterizzante devono essere amalgamate e ovviamente bisogna tener conto dell’umidità che apporteranno alla preparazione.

 

E poi anche la pentola vuole la sua parte: non tutte sono adatte… Insomma un buon risotto è una questione che richiede grande attenzione e molta, molta, pratica. Poi viene il gusto personale.

 

Il bello del risotto – per me! – è che si può cucinare con quasi qualsiasi cosa. Verdure, formaggi, erbe, pesce, anche con le rane. I miei risotti sono ben lontani dall’essere perfetti. La pratica, sebbene cucini da quasi trentacinque anni, evidentemente è ancora poca. Però la fantasia negli abbinamenti non mi manca.

 


Per due persone:

140 g di riso Carnaroli – Carnarolis di RisOristano 

2 zucchine medie 

1 l di brodo vegetale 

¼ di cipolla bionda di dimensioni medie 

1 manciata di nocciole mondate e tostate 

pecorino grattugiato a piacere 

burro 

olio extravergine di oliva 

vino bianco secco (Vermentino)

 

Mondare le zucchine e ridurle in una dadolata fine (quasi una brunoise); idem per le cipolle.

 

Scaldare il brodo di verdure, che deve rimanere fremente per tutto il tempo.

 

In una casseruola dal fondo spesso adatta per i risotti far sciogliere una noce di burro, aggiungere un cucchiaio di olio e far appassire la cipolla a fuoco dolcissimo. Togliere la cipolla dalla pentola e tenerla da parte.

 

Scaldare nella medesima pentola un altro cucchiaio d’olio e gettarvi la dadolata di zucchine. Far cuocere solo parzialmente continuando a rimescolare. Mettere da parte.

 

Scaldare nuovamente la pentola e gettarci il riso a secco. Farlo tostare muovendolo continuamente con il cucchiaio di legno. Bagnare con poco vino bianco e far sfumare. Aggiungere le cipolle. Mescolare. Bagnare con due mestoli di brodo vegetale e cominciare la cottura. 

 


 

Dopo 5 minuti aggiungere le zucchine e portare a termine la cottura in circa 12 minuti aggiungendo poco brodo per volta e mescolando spesso.

Nel frattempo tritare al mixer le nocciole e mescolarle al pecorino grattugiato.

Allontanare il risotto dal fuoco, unire il mix di pecorino e nocciole e una noce di burro. Mantecare e servire immediatamente.

 


martedì 29 settembre 2020

Crema di melanzane

 

Piove forte, l'orto si allaga, si raccoglie il "raccoglibile" e lo si regala agli amici.

Le melanzane abbondano, sono davvero tante, sono troppe!!

Che fare? La crema di melanzane:

melanzane (meglio le piccole, senza troppi semi)
olio extravergine di oliva (un bel po')
aglio (tanto)
succo di limone (a volontà)
capperi (q.b.)
sale (poco)

Insomma, con le quantità si va a occhio, assaggiando man mano che si procede. Le melanzane possono essere lessate intere in acqua leggermente acidualata e salata, oppure - sempre intere - cotte al forno. Una volta pronte vanno eliminate in fretta la buccia e la maggior parte dei semi. Quindi si procede a frullare la polpa ancora ben calda insieme agli altri ingredienti. Fatto!

Mangiate la crema appena si raffredda, oppure conservatela in vasetto. Se i vasetti sono tanti e prevedete di conservarli a lungo procedete con la pastorizzazione.

 

Ratatouille "scomposta" con riso pilaf

 

Tutto cotto in forno, verdure e riso. Un minimo di impegno nella preparazione, perché poi la cottura va da sé.

Le verdure - peperoni, zucchine, melanzane, cipolle, pomodori - vanno mondate e tagliate a pezzi regolari, cosparse di un'emulsione di olio, aglio grattugiato, pochissimo sale e un mix di spezie in polvere. Distese in un solo strato sulla placca del forno, vanno lasciate cuocere finché non sono tenere.


Il riso va versato in una casseruola ampia (adatta per il forno, mi raccomando!) con acqua, un filo d'olio, un pizzichino di sale e uno spicchio d'aglio intero. Si lascia cuocere senza né rimestarlo né muoverlo fino a completo assorbimento dell'acqua. 

Il tipo di riso adatto per questa preparazione è quello a chicco lungo, come il Basmati o il Thai. Io ho usato l'Aromatico di RisOristano

 

giovedì 17 settembre 2020

Facile come piantare il prezzemolo

 

Il prezzemolo è tra le erbe aromatiche più comuni. Anche se preferirebbe posizioni ombrose e terreni ricchi di humus, cresce praticamente ovunque e si adatta facilissimamente, tanto che il suo nome, che deriva dal greco, letteralmente significa “sedano che cresce tra i sassi”. È infatti della medesima famiglia del sedano, quella delle Appiacee.

 

La forma particolare delle foglie e il brillante color smeraldo lo rendono immediatamente riconoscibile; ne esistono però alcune varietà selvatiche con foglie lisce e di colore meno acceso, che somigliano tantissimo a quelle della cicuta, pianta notoriamente pericolosa. Ciò ha fatto sì che per secoli il prezzemolo fosse visto con sospetto e che avesse fama di esser velenoso. In realtà un decotto di prezzemolo molto concentrato qualche proprietà tossica ce l’ha (e come tale veniva usato), ma come qualsiasi erba o sostanza assunta in quantità esagerata.

 

La Scuola Medica Salernitana, istituita già nel IX secolo, attribuiva al prezzemolo doti depurative e digestive e oggi sappiamo che è ricchissimo di vitamina A e C, con effetti disintossicanti sull’organismo.

 

Coltivare il proprio prezzemolo anche sul terrazzo o sul davanzale? È facilissimo! Qui da me cresce 365 giorni l’anno, non si ferma mai, nemmeno a gennaio o a luglio, quando tutte le altre erbe aromatiche come menta, salvia, maggiorana soffrono del freddo o del caldo eccessivo. Il prezzemolo va tagliato periodicamente, anche se non lo si utilizza (ma come si fa? tanto va bene su tutto, no?) per rinforzarlo. Alcune piantine di possono invece lasciar fiorire. I fiori sono dei graziosi ombrellini verde chiaro che producono poi semini piccoli piccoli color grigio-fango.

 

Se la pianta è sana hanno una velocità di germinazione impressionante. Le mini-piantine che vedete nella foto sono nate da semi piantati esattamente da una settimana.

 


Le foglie intere di prezzemolo sono una guarnizione fin troppa facile, abusata direi. In alcune ricette invece il prezzemolo è protagonista assoluto. Nella cucina greca e in quella mediorientale ha spesso un peso notevole. In uno dei libri che ho più caro, Il Giardino del polpo di Amanda Michalopulu, dello storico editore Crocetti, all’insalata (o salsa) di prezzemolo è dedicato un intero capitolo. Eccone alcune righe:

 

Al centro del tavolo, la coppa con l’insalata di prezzemolo. Il padre vi intinge il pane, La madre assaggia con la punta della forchetta. La figlia maggiore con il mignolo. La figlia minore, che non mangia l’insalata di prezzemolo, si dondola sulla sedia. Guarda le mutande stese che sventolnoa sulla terrazza del palazzo di fronte. 

 

Ed ecco la ricetta dell’insalata di prezzemolo, μαϊντανοσαλάτα (maintanosalata):

  • foglie di prezzemolo freschissimo tagliuzzate finemente
  • abbondante aglio tritato o pestato nel mortaio con qualche goccia di aceto
  • olio extravergine di oliva
  • succo di limone
  • un pizzico di sale

 

In una insalatiera emulsionare olio, sale e succo di limone con una piccola frusta, aggiungere l’aglio e, per ultimo, il prezzemolo. Lasciar riposare brevemente.

 

In alcune versioni familiari si aggiungono anche cipolla secca, gallette sbriciolate, uovo sodo e poco pepe. In questo caso la parentela con l’italianissima salsa verde è lampante: mancano solo i filetti di acciuga.

 

Se, dopo aver sfogato la voglia di salsa - greca o italiana -  vi rimangono i gambi non buttateli: sono ottimi in pinzimonio o perfetti per aromatizzare il brodo.

 

 

 

 


lunedì 7 settembre 2020

Penne con verdure, capperi e Aglione: un piatto di base

 

Siamo già a settembre! Gulp!

Prima o poi tornerò a cucinare seriamente...

Per ora accontentiamoci di piatti di pasta "basic" come questo, conditi con:

 


  • melanzane 
  • zucchine
  • pomodoro fresco
  • Aglione della Val di Chiana (di cui ho parlato in recente post di Facebook)
  • capperi di Selargius                                                                                  

Pennette di farro integrale con melanzana, briciole e pesto di sedano

 

Pennette di farro integrale condite con:

 

Per due persone basta mezza melanzana; un po' di pane secco lo avete di sicuro e il pesto di sedano si può fare una volta in abbondanaza e tenere in firigorifero o anche in freezer.

 

La bruschetta: una buona base e fantasia

 

La "bruschetta" è la fetta di pane rustico abbrustolita in forno, nella stufa o nel camino unta d'olio e strofinata con aglio.

Si chiama anche fettunta o panunta, a seconda che si sia in Toscana, in Umbria, in Abruzzo...

Poi la fetta abbrustolita - e bella unta - si condisce. Con pomodoro fresco, ma anche con fagioli al fiasco.

Quindi la bruschetta fatela un po' come vi pare.


L'importante è che ci sia:

  • pane buono (evitate, se potete, quelle "cose" vendute avvolte nella plastica nei supermercati)
  • olio eccellente (toscano, del Garda, pugliese, sardo basta che sia di alta qualità)
  • aglio italiano (in ogni orto c'è, abbiate fede)
  • e poi mozzarella, zucchine, capperi, peperone, acciughine... 

 

Spianatina integrale con pomodoro e ricotta

 

Una spianatina integrale non indimenticabile se ben trattata può anche diventare un piatto unico interessante.


  • spianatina integrale
  • zucchine saltate
  • sugo di pomodoro fresco 
  • ricotta di pecora (sì, quest'anno si trova anche in estate) 
  • capperi di Selargius
  • olio "buono"

 

venerdì 7 agosto 2020

Clafoutis

 

Ultimissime ciliegie!

Impossibile non fare un clafoutis, dolce tipico della regione francese del Limousin, con capoluogo Limoges.

Dolce morbido e facilissimo, per cui occorrono pochi ingredienti, oltre alle ciliegie rigorosamente con il nocciolo!

 

750 g di ciliegie mature, ma sode
2 uova intere
1 tuorlo
125 g di zucchero (io ho usato quelo di canna)
75 g di burro fuso
75 g di farina di grano tenero (anche integrale)
250 ml di latte fresco intero

Utilizzare, di preferenza, una tortiera di ceramica; ungerla con il burro e disporvi le ciliegie in un solo strato, ma senza lasciare vuoti.

Mescolare uova, tuorlo e zucchero con una frusta fino a che il composto non diventa chiaro.

Aggiungere il burro fuso, mescolare; aggiungere la farina setacciata. Unire il latte per ultimo.

Versare il composto sulle ciliegie e cuocere in forno preriscaldato a 200° per circa 40 minuti.

Togliere la tortiera dal forno e, volendo, cospargere la superficie del dolce con mezzo cucchiaio di zucchero (sempre di canna).

Si serve direttamente nella tortiera e si mangia tiepido o freddo.

Attenzione: il clafoutis è solo questo dolce con le ciliegie; se usate altra frutta (che so io: albicocche, uva, prugne o more) non è un claufoutis, ma una flognarde, o flaugnarde. Non è un particolare secondario)

(per la foto ho convinto il "servizio buono", quello che sta rintanato nella credenza da 29 anni, a uscire un attimo in giardino a prender aria)