lunedì 23 febbraio 2015

Pane, formaggio e un po’ di frutta? Sì, pare semplice...



È il momento dell’anno in cui ogni giorno pare una stagione diversa. Non fa più molto freddo, ma il vento può soffiare ancora gelido e la pioggia può arrivare a tradimento. L’abbigliamento dev’essere rigorosamente a strati, un cappellino di emergenza piegato in tasca, gli occhiali da sole a portata di mano. Insomma il classico inizio della primavera sarda. Piena di pecore (più bianche del solito) con gli agnelli, di ciuffi di foglie di asfodelo, di acetosella gialla, di calendula e di margherite; di pernici grassottelle che attraversano goffamente la strada e di arance e limoni. Sì, febbraio: il momento di gloria delle arance di Milis e degli alberi di limone di tutta l’isola. L’altro giorno ci siamo ritagliati una giornata rilassante e siamo partiti in cerca di bottino.

Prima tappa: Milis e l’aranceto del signor Emilio, che accoglie sempre tutti con il più cordiale dei sorrisi, la battuta pronta e un bicchierino di Vernaccia. Nel suo fondo gli aranci, i limoni e i mandarini si alternano in un tripudio di colori sgargianti: le foglie sono verde cupo, i frutti turgidi e profumatissimi. 







Seconda tappa il forno del pane di Paulilatino. Da poche settimane il forno ha cambiato gestione, ma il giovane nuovo proprietario ha appreso le tecniche dal pane civraxiu (qui la scheda della Regione Sardegna) e del pane pistoccu molto bene e la qualità è rimasta immutata. Semola di grano duro sardo, lievito madre, acqua e un po’ di sale. Non serve altro, se non la perizia del panettiere. Un profumo fantastico per un pane che dura una settimana quello morbido e anche un mese quello biscottato. Ovvio che in casa mia non durerà mai un mese: lo mangiamo anche a colazione, così com’è, nel latte caldo. Una meraviglia!






Terza e ultima (ma buona ultima) la tappa ad Abbasanta, da dove provengono questi monumentali formaggi. Si tratta di casizolu in due varianti: quella più scura di latte di vacca, quella più chiara di pecora. Rigorosamente prodotti “in casa”, profumatissimi e con un sapore indescrivibile. Se volete avere qualche informazione in più su questo formaggio date un’occhiata qui.


Dopo la spesa, cosa si fa? Si mangia, ovviamente. E, essendo ad Abbasanta, dove se non dal bravissimo Roberto Serra, nel suo piccolo Su Carduleu



2 commenti:

  1. Grazie, un articolo bellissimo che m i ha fatto scoprire tante cose!

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    1. Felicissima di esserti stata utile, Simona. Tengo questo blog anche per far scoprire le bellezze di quest'isola che tanto generosamente mi ha accolta e che mi riserva bellissime sorprese quasi ogni giorno!

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