giovedì 21 gennaio 2016

Un concorso e un convegno per l'olio del Nord Sardegna

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Martedì mattina ho partecipato alla conferenza stampa di presentazione di un convegno dal titolo Lotta alla contraffazione alimentare e promozione dell’olio extravergine sardo, che si terrà a Sassari il 29 gennaio 2016. I temi del convegno saranno, come ben esplicitato nel titolo, la frode alimentare, la contraffazione dei prodotti made in Italy e le strategie per combatterle. Il convegno è organizzato da Coldiretti Sassari e Gallura con l’Amministrazione comunale e la Camera di Commercio di Sassari.

Particolare accento sarà posto sull’olio extravergine di oliva – prodotto importantissimo per l’economia agricola italiana – anche perché la seconda parte dell’incontro sarà dedicata alla premiazione dei migliori oli extravergini partecipanti al primo Concorso Città di Sassari.


Un concorso che vede in gara produttori di olio sia professionisti (aziende agricole e oleifici) sia amatoriali, che saranno numerosi, visto che i campioni da analizzare sono già un centinaio e che mancano ancora alcuni giorni alla scadenza per la consegna.

D’altra parte il Nord Sardegna vanta qualcosa come 1600 ettari di superficie olivetata e 1200 produttori per 22 frantoi (dati Coldiretti). Numeri di grande rilievo se si conta che la popolazione totale è di meno di 500mila persone (dati Istat). L’annata inoltre si presenta particolarmente positiva, sia dal punto di vista qualitativo, sia quantitativo: si stima – la raccolta non è completamente terminata – che in Sardegna si produrranno 60mila quintali di olio; non tutto extravergine chiaramente, ma comunque tutto di alta qualità perché le olive sono state abbondanti e sane.

Ciò che ho potuto ammirare io in questi mesi è stato, in effetti, uno spettacolo di ulivi stracarichi di frutti come non ne vedevo da anni e ciò che ho potuto assaggiare beh, è un prodotto davvero straordinario. Come si diceva martedì durante l’incontro con il sindaco di Sassari Sanna e il presidente Coldiretti Sassari e Gallura Cualbu, l’economia locale legata all’ulivo e all’olio registra dati positivi. 

Tutti amiamo cucinare con il nostro “olio buono”, amiamo sentirne a crudo il sapore potente e avvolgente che ricorda il carciofo e le erbe mediterranee e tutti, chi più chi meno, ci assicuriamo annualmente una quantità di olio cospicua, se si pensa che in media ogni sardo consuma qualcosa come 15 litri l’anno, contro i 12 del resto della popolazione italiana. 

Ma ciò che conta, forse persino più dell’economia fatta di numeri, è il valore ambientale e sociale racchiuso nell’ulivo e nella produzione dell’olio. Se si desidera raccogliere olive sane e avere ottimo olio è necessario curare i propri alberi, mantenendo così in buona salute l’ambiente e vigilando implicitamente sul territorio. Prevendendone l’erosione, per esempio. 

Se si desidera raccogliere le olive in modo veloce e corretto si ha bisogno di una mano e quindi chi lo fa per fini commerciali assume personale; chi lo fa in maniera amatoriale chiama a raccolta famiglia e amici, innescando così un processo virtuoso di coesione sociale.

Inoltre non si deve sottovalutare il valore paesaggistico degli uliveti: cosa sarebbe la Sardegna senza il verdegrigio degli ulivi a punteggiare le colline? Verdegrigio comune a tutte le varietà: Bosana, Tonda sassarese, Tonda di Cagliari, Tonda di Villacidro, Nera di Villacidro, Nera di Oliena, Semidana, Cariasina, Pizz’e carroga, Sivigliana... e altre locali (a questo indirizzo si può scaricare un opuscolo di una quarantina di pagine proposto dalla Regione Sardegna con tutti i segreti dell’Extravergine Sardo Dop e con bellissime immagini).

In attesa di sapere quali saranno gli oli premiati il 29 gennaio alla conclusione del primo Concorso città di Sassari, io utilizzo il magnifico nettare gialloverde della stagione 2015 sia crudo, sia come complemento indispensabile a ogni piatto che esce dalla mia cucina. 

Senza eccedere, ma apprezzandone le differenze: quest’anno, infatti, ho a disposizione ben tre oli diversi. Uno proviene da un uliveto privato che dà una resa davvero piccola ma ottima, che ho scambiato ben volentieri con le mie marmellate. L’altro da uliveti di una piccolissima azienda agricola a conduzione familiare, che è semplicemente spettacolare e che mi è stato consegnato in tanichette da 5 litri e caricato in macchina dopo una breve trattativa che ha comportato anche due bicchieri di “una Vernaccina speciale” e qualche fetta di salsiccia. Il terzo da un’azienda agricola più grande e più organizzata che imbottiglia il proprio prodotto con etichetta a norma di legge. Norme che vanno sempre rispettate, non mi stancherò mai di ripeterlo, ma che devono viaggiare su binari paralleli rispetto a una fiducia personale che non dovrebbe mai venir meno. 


Non è insolito che l’approvvigionamento di olio in famiglia avvenga tramite scambi: due barattoli di marmellata per un litro; un formaggio ottimo per due litri, una cassa di arance per ... e così via. 
--> È questo il bello di vivere in una regione dove – sebbene, ovviamente, ci siano delle eccezioni e anche episodi di illegalità – il valore del cibo e la sua condivisione sono ancora tenuti in grandissima considerazione.



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