sabato 16 luglio 2016

Confettura "autoctona" di susine e mandorle



In Sardegna ci sono circa trenta diverse varietà di susine autoctone. Alcune presenti in tutta l’isola, altre talmente legate al loro microclima da essere conosciute nel territorio di uno massimo due comuni e da correre pericolo di estinzione. 

Tutte meritano l’assaggio perché, oltre a essere “buone”, hanno caratteristiche organolettiche diverse e sono, secondo le analisi, mediamente più nutrienti di molte delle varietà continentali più diffuse. Per fortuna la sezione di Sassari dell’ISPA (Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari) conserva, presso l'azienda sperimentale di Nuraxinieddu (Oristano), il germoplasma di moltissime varietà vegetali della Sardegna e ne promuove la conservazione e la coltivazione. Ci sono nocciole, viti, mele, pere, fichi e, appunto, susine e prugne. Le varietà più conosciute sono la Dorea, la Fradis, la Meloni e la Limoninca (sa pruna limunìnca), che è quella della mia confettura.  

Questa varietà cresce bene più o meno in tutta l’isola, ma il suo territorio d’elezione è proprio il Sassarese. È risaputo che gli alberi sono particolarmente produttivi e quelli che cura il mio amico Carlo a pochi chilometri dalla città sono perfettamente in linea con la tendenza. Per quanto queste susine siano piccoline, di un bellissimo giallo oro, con la buccia liscia, il sapore mai stucchevole e ricche di benefici sali minerali e vitamine non c’è verso di star dietro al ritmo con cui maturano. Farne confetture o metterle sotto spirito è d’obbligo.  

Questa volta, per differenziare la produzione, ho voluto inserire una piccola variante: le ho abbinate alle mandorle di Baressa, un altro fiore all’occhiello della biodiversità sarda. Se ne volete sapere un po’ di più, vi rimando al post Spettinati, ma buoni. I mandorli di Baressa del settembre 2015

Il procedimento per la confettura è il solito; vi illustro velocemente proporzioni e passaggi.

 

 

Per 1 kg di pruna limunìnca al netto dei noccioli:

300 g di zucchero di canna

100 g di mandorle di Baressa sgusciate, ma non sbucciate

succo filtrato di un limone

Ho passato la frutta pulita al passaverdura e ho tritato le mandorle (alla massima velocità del tritatutto elettrico) con un cucchiaio di zucchero. 

Ho riunito tutti gli ingredienti in una pentola grande dal fondo spesso e ho lasciato cuocere a fuoco dolce per circa 45 minuti mescolando di frequente. 

Ho versato la confettura bollente nei vasetti sterilizzati. Li ho chiusi e li ho lasciati raffreddare completamente a testa in giù perché si formasse naturalmente il sottovuoto.

 

 

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